L’ Anoressia Nervosa è un Disturbo dell’Alimentazione caratterizzato, secondo i criteri del DSM5, da restrizione dell’apporto energetico relativo al bisogno, intensa paura di aumentare di peso o d’ingrassare, o comportamento persistente che interferisce con l’aumento di peso, nonostante un peso significativamente basso e anomalia nel modo in cui è percepito il peso e la forma del proprio corpo.

Si distinguono due sottotipi:

  1. Con Restrizioni durante gli ultimi tre mesi

  2. Con Abbuffate/Condotte di Eliminazione durante gli ultimi tre mesi

Un soggetto anoressico presenta un peso sotto l’85% di quello previsto in base all’età ed alla altezza e/o l’indice di massa corporea – BMI – inferiore a 17,5.

Grazie a questo indice si può definire il disturbo in base alla gravità:

Livello di gravità attuale

  • Lieve: Indice di massa corporea ≥ 17 kg/m2

  • Moderato: Indice di massa corporea 16-16,99 kg/m2

  • Grave: Indice di massa corporea 15-15,99 kg/m2

  • Estremo: Indice di massa corporea < 15 kg/m2

Una perdita del 20% del proprio peso in un breve periodo di tempo (3-4 mesi); tale calo ponderale è causato da un’alimentazione estremamente controllata e limitata, da eccessivo esercizio fisico, dall’induzione del vomito o dal forte utilizzo di lassativi; il paziente può riferire pensieri continui e eccessivi relativi al cibo e all’immagine corporea, un’estrema paura di prendere peso, oltreché una percezione dismorfica del proprio corpo, che lo porta a vedersi come brutto e grasso, anche quando è evidentemente sottopeso. Inoltre, caratteristiche comuni che contraddistinguono le persone affette da anoressia nervosa sono: alto livello di perfezionismo, iperattività, mancata consapevolezza della malattia e dismenorrea (nel caso di donne).

L’anoressia nervosa (AN) ha uno dei più alti tassi di mortalità complessivi tra tutti i disturbi psichiatrici. Il rischio di morte è tre volte più alto rispetto alla depressione, alla schizofrenia o all’alcolismo e 12 volte più alto di quello presente nella popolazione generale.

In generale, un’identificazione e un trattamento precoci sono associati a una maggiore probabilità di guarigione.

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