Di cosa ci occupiamo?

L’equipe TIDA è deputata al Trattamento Integrato dei Disturbi Alimentari (Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbo da Alimentazione Incontrollata e Disturbo Alimentare Non Altrimenti Specificato). All’interno del gruppo operano diverse figure specialistiche (psichiatri, psicologi, medici nutrizionisti, dietisti); pur non essendo classificato come Disturbo Alimentare l’ obesità e il sovrappeso possono essere definite come una condizione d’accumulo anormale o eccessivo di grasso nel tessuto adiposo tale che la salute ne può essere danneggiata.

I Disturbi Alimentari possono essere definiti comepersistenti disturbi del comportamento alimentare che sono finalizzati al controllo del peso, dell’alimentazione e delle forme del corpo e che danneggiano la salute fisica e il funzionamento psicologico e non sono secondari a nessun disturbo psichiatrico o a un disturbo organico.

I comportamenti tipici di un disturbo dell’alimentazione sono: la diminuzione dell’introito di cibo, il digiuno, le crisi bulimiche (ingerire una notevole quantità di cibo in un breve lasso di tempo), il vomito autoindotto per controllare il peso, un’intensa attività fisica. Infine abbiamo nei Disturbi da Alimentazione Incontrollata una difficoltà di mantenere un controllo efficace anche se il desiderio di controllo è molto presente in questi soggetti, soltanto che questi si sentono particolarmente inefficaci anche in questa strategia che si manifesta appunto attraverso abbuffate che portano spesso ad un aumento di peso.

 

Valutazione psicodiagnostica

La valutazione psicodiagnostica è precedente l’inizio del trattamento e ha lo scopo di inquadrare la situazione clinica e psicopatologica presente al fine di indirizzare il/la paziente verso il trattamento più adeguato. Ha in genere una durata di 2-4 visite svolte da uno psicoterapeuta e/o uno psichiatra e da un medico.

Gli incontri hanno come scopo principale:

– Coinvolgere il/la paziente nel trattamento e nella prospettiva di cambiamento;

– Valutare la natura e la gravità della psicopatologia presente;

– Conoscere i processi di mantenimento del problema alimentare;

– Indagare la storia medica generale e la salute fisica attuale

All’interno degli incontri si indagano lo stato attuale del problema alimentare (es. abitudini alimentari, episodi di alimentazione in eccesso, ipoalimentazione, preoccupazioni per la forma del peso e del corpo), lo sviluppo del problema alimentare (dettagli dell’esordio e probabili fattori scatenanti, storia del peso, precedenti trattamenti), la storia personale e familiare, ilfunzionamento scolastico o lavorativo, le relazioni interpersonali.

Oltre al colloquio clinico vengono utilizzati altri strumenti psicodiagnostici come interviste e questionari autosomministrati.

 

 

I Disturbi dell’Alimentazione (DA) nel DSM-5

L’American Psychiatric Association (APA) ha pubblicato nel maggio 2013 la quinta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5), in cui sono state introdotte numerose novità per cercare di migliorare la descrizione dei sintomi e dei comportamenti delle persone che soffrono di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione nel corso della loro vita.

Obiettivo principale è stato quello di minimizzare l’uso della diagnosi vaga “disturbo dell’alimentazione non altrimenti specificato” in modo che i pazienti potessero ricevere una diagnosi più accurata circa i sintomi e comportamenti.

I cambiamenti principali riguardano:

– Raggruppamento in un’unica categoria diagnostica, chiamata disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, i disturbi della nutrizione caratteristici dell’infanzia e i disturbi dell’alimentazione;

– Nuova definizione dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione;

– Inclusione di nuove categorie diagnostiche;

– Modificazione di alcuni criteri diagnostici

“I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o di comportamenti collegati con l’alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale” (Definizione tratta dal DSM-5)

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